In Cina e Asia - Stretta sugli uiguri all'estero

I titoli della rassegna di oggi:
Stretta sugli uiguri all'estero
Voice of America infiltrata dai cinesi?
Task force contro i dati falsati
Crisi degli ostaggi nel villaggio vietnamita
I nordcoreani fanno campagna contro i conservatori




Stretta sugli uiguri all'estero
Le centinaia di uiguri in Egitto, Turchia, Giappone e in altri Paesi sono considerati da Pechino come una minaccia. Per questo le autorità cinesi stanno facendo pressioni affinché ritornino in Cina o affinché siano arrestati. La sorveglianza e la repressione nell'estremo occidente cinese dello Xinjiang, turcofono e musulmano, è in costante aumento. Pechino percepisce realmente l'area al confine con le repubbliche centro-asiatiche come un pericolo, intensificando le operazioni anti-terrorismo e sfruttando ricompense per racimolare informazioni. Di recente la stampa locale ha dato conto di un milione di yuan pagati a 18 informatori nella sola regione di Hotan, teatro di una serie di attacchi, considerati atti di terrorismo. Intanto, secondo quanto trapela, ma le informazioni sono difficili da verificare, i cinesi stanno facendo pressioni su espatriati e studenti uiguri affinché si consegnino entro il primo maggio, con la minaccia di veder incarcerati i propri familiari se non lo faranno

Voice of America infiltrata dai cinesi?
È finanziata dal Congresso statunitense e considerata la voce di Washington nel mondo. Nonostante questo Voice of America è accusata di essere infiltrata dai cinesi. Almeno così la pensa il magnate Guo Wenghui destinatario di un'allerta rossa dell'Interpol perché sotto inchiesta per legami con l’ex viceministro della sicurezza caduto in disgrazia Ma Jian, a cui avrebbe pagato una mazzetta da circa 8 milioni di euro. Guo accusa ora l'emittente di aver subito le pressioni di Pechino e per questo di aver tagliato una sua intervista nella quale puntava il dito contro la condotta di appartenenti alle famiglie di alcuni dei leader del Partito comunista cinese e nella quale svelava il modo nel quale i papaveri cinesi gestiscono i propri affari.

Task force contro i dati falsati
Sul deficit di attendibilità delle statistiche cinesi sembrano ormai esserci pochi dubbi. Per questo, anche venendo incontro alle critiche degli osservatori internazionali sui numeri forniti dalla Cina riguardo l'andamento dell'economia, le stesse autorità cinesi hanno deciso di istituire uno speciale team interno all'Ufficio nazionale di statistica, che si occuperà proprio di verificare l'accuratezza delle cifre. Una necessità dettata anche dall'emergere di recenti scandali, come quello della provincia nord-orientale del Liaoning, che per ammissione degli stessi amministratori locali ha falsato i dati sulle entrate dal 2011 al 2014.

Crisi degli ostaggi nel villaggio vietnamita
Nessun negoziato. Per il momento. I contadini che sabato scorso hanno preso in ostaggio 20 poliziotti, alzando le barricate nel villaggio di Dong Tam hanno disertato l'incontro con le autorità locali per sbloccare la situazione. La protesta nasce da una disputa sui terreni che gli abitanti del villaggio alla periferia di Hanoi si rifiutano di lasciare. Quando gli agenti sono intervenuti per lo sgombero, i contadini hanno risposto con le barricate in un atto di ribellione contro il governo autoritario. Non il primo nel Paese, nel 2012 un pescatore fu condannato a cinque anni di reclusione per aver risposto con le armi a un tentativo di sgombero diventando un simbolo della lotta contro gli espropri.

I nordcoreani fanno campagna contro i conservatori
La propaganda nordcoreana si schiera nella corsa alle presidenziali sudcoreane. Diversi siti riconducibili al regime hanno infatti attaccato i candidati conservatori esortando gli elettori del Sud a votare per il centrista progressista Ahn Cheol-soo, considerato il «meno peggio» tra i contendenti alla Casa Blu, anche contro il liberale Moon Jae-in che pur ha teso una mano verso una possibile canale di dialogo con Pyongyang. Le interferenze del regime sul voto sudcoreano non sono una novità. Le prese di posizione sono arrivate in contemporanea al secondo dibattito tra i candidati, incentrato sulla necessità o meno di guardare alla Corea del Nord come al principale pericolo e nemico per Seul. Posizione perorata dai conservatori. Nonostante le promesse di instaurare con Pyongyang un rapporto di fiducia, la presidente destituita Park Geun-hy, ha fatto ben poco per tenere fede agli impegni. Anzi, durante il suo mandato, le continue provocazioni del regime hanno fatto cadere anche uno dei simboli più duraturi della politica di distensione avviata a cavallo tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila: il parco industriale congiunto di Kaesong, chiuso dopo i test atomici.

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