In Cina e Asia - Mistero sul missile nordcoreano

I titoli della rassegna di oggi:

- Mistero sul missile nordcoreano
- La presenza cinese cambia il volto di Gibuti
- Xinjiang, 17 Nuovi Aeroporti
- Tibetano si dà fuoco per protesta
- Myanmar: gruppi ribelli chiedono parità in cambio del cessate il fuoco




Mistero sul missile nordcoreano
Mentre Corea del Nord e Usa si lanciano minacce incrociate e Mike Pence è in Giappone, esperti militari riflettono sull'ultimo, fallito, lancio missilistico di Pyongyang e ipotizzano che possa trattarsi di un nuovo e finora sconosciuto sistema in fase di sviluppo da parte del regime di Kim Jong-un. Non è noto quale sia il vettore saltato in aria “quasi immediatamente” dopo il lancio vicino a Sinpo, sulla costa orientale, si sa solo che è un dispositivo a medio raggio. Il fallimento del lancio di domenica ha portato alcuni osservatori a ipotizzare che potrebbero avere giocato un ruolo gli sforzi di hacking degli Stati Uniti. Il mese scorso, il New York Times aveva riportato che sotto l'ex presidente Barack Obama Washington aveva intensificato gli attacchi informatici contro la Corea del Nord per cercare di sabotare i suoi missili prima o nelle prime fasi del lancio.

La presenza cinese cambia il volto di Gibuti
Nel 2015, dopo mesi di rumors, Pechino aveva confermato che avrebbe costruito la sua prima base militare all'estero a Gibuti, dicendo che sarebbe servita a missioni di pace delle Nazioni Unite, a operazioni anti-pirateria nel Golfo di Aden e lungo la costa orientale della Somalia, nonché ad attività di soccorso umanitario. Secondo un rapporto del Fondo Monetario Internazionale, pubblicato all'inizio di questo mese, proprio a partire dal 2015 la piccola repubblica africana ha assistito a un aumento degli investimenti in grandi progetti infrastrutturali finanziati soprattutto dai prestiti di istituzioni finanziarie cinesi, con forti contributi statali. Questo flusso di capitali cinesi è stato una delle principali cause della recente crescita economica di Gibuti. Il governo mira a trasformare il Paese in un hub di trasporto regionale per l'Africa orientale.

Xinjiang, 17 Nuovi Aeroporti
Nel corso del 2017, la regione autonoma dello Xinjiang prevede di spendere 14,4 miliardi di yuan per la costruzione o l'ampliamento di 17 aeroporti che – secondo l'agenzia di Stato Xinhua – dovrebbero rafforzare il ruolo della regione come snodo di collegamento tra la Cina e l'Asia centrale. Lo Xinjiang si inserisce così pienamente nel progetto One Belt One Road.
Gli aeroporti saranno construiti o ampliati nelle città di Urumqi, Kashgar, Aksu, Yining, Korla, Altay e in alcune contee, tra cui Zhaosu, Yutian e Shache. Fa parte della strategia cinese quella di pacificare le aree turbolente non solo con misure di sicurezza ma con grandi investimenti che, secondo Pechino, dovrebbero risolvere quasi “naturalmente” i problemi.

Tibetano si dà fuoco per protesta
Ancora un'autoimmolazione di un tibetano per protesta contro le politiche di Pechino. Sarebbe questa la realtà delle immagini rilanciate da Radio Free Asia di un monaco che si sarebbe dato fuoco nella regione del Ganzi in Sichuan. L'ultimo episodio di questo genere risale al metà marzo. Il picco si è ebbe nel 2012, quando le autoimmolazioni furono 83.

Myanmar: gruppi ribelli chiedono parità in cambio del cessate il fuoco
I gruppi etnici armati delle aree ribelli della Birmania hanno congiuntamente chiesto al governo di attribuire a tutte le organizzazioni etniche in armi status “paritario e dignitoso”, mentre il Paese del Sud-Est Asiatico cerca di risolvere decenni di disordini nelle regioni autonome. Alla conferenza di Panglong del 21° secolo, che si è tenuta nel fine settimana a Chiangmai, in Thailandia, hanno partecipato 14 gruppi etnici armati, i quali hanno dichiarato di essere all'opera per convincere i gruppi non aderenti a firmare un accordo nazionale di cessate il fuoco in cambio di uno “status dignitoso”. I gruppi etnici armati, secondo il Myanmar Times, stanno anche cercando di trovare una soluzione per far finire il conflitto negli Stati Kachin e Shan, nella zona nord-orientale ai confini con la Cina.

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