In Cina e Asia - Cina-Myanmar: accordo per un oleodotto strategico dopo dieci anni

I titoli della rassegna di oggi:

- Cina-Myanmar: accordo per un oleodotto strategico dopo dieci anni
- Perché Trump si e ammorbidito sulla guerra commerciale alla Cina?
- Non esiste una soluzione non negoziale per la Corea del Nord
- Secondo Amnesty, la Cina non riporta tutte le condanne a morte che esegue
- In Mongolia Interna si bruciano i dizionari
- I millenials cinesi sono quelli con il più alto tasso di proprietà immobiliare




Cina-Myanmar: accordo per un oleodotto strategico dopo dieci anni
Dopo quasi un decennio di colloqui, Cina e Myanmar hanno raggiunto un accordo sul passaggio in territorio birmano di un oleodotto fondamentale per le esigenze energetiche di Pechino e per il progetto One Belt One Road (Obor), la nuova Via della Seta. Il nuovo “tubo” costituirà un percorso alternativo e più diretto per il petrolio che arriva dal Medio Oriente e che attualmente attraversa l'affollato Stretto di Malacca e passa per Singapore. L'oleodotto sarà lungo 770 chilometri, nasce da un accordo tra PetroChina e il governo birmano e consentirà al gigante energetico di Stato di importare il greggio attraverso il Golfo del Bengala fino a una nuova raffineria da 260mila barili al giorno situata nella provincia dello Yunnan.

Perché Trump si e ammorbidito sulla guerra commerciale alla Cina?

Le minacce fatte a lungo da Donald Trump, che intendeva “punire” la Cina sul commercio sono improvvisamente svanite dopo l'incontro con il suo omologo Xi Jinping. Alla radice potrebbe esserci la constatazione che se da un lato Pechino è sempre meno dipendente dalle esportazioni negli Usa per la propria economia, dall'altro gli stessi Usa sarebbero afflitti dalle conseguenze di una guerra commerciale, dato che molte imprese nazionali perderebbero le opportunità del mercato cinese. Insomma, trovare un accordo appare al momento ancora la soluzione migliore.

Non esiste una soluzione non negoziale per la Corea del Nord
Mentre una minacciosa flotta Usa fa rotta verso le acque coreane e Pyongyang avverte di considerare questa manovra una provocazione, il segretario di Stato Usa Rex Tillerson dice che comunque Washington non intende provocare un regime change in Corea del Nord. Al di là delle pressioni dei guerrafondai che si annidano nel Pentagono e alla Cia, da tempo diversi esperti avvertono che qualsiasi soluzione al problema nordcoreano che preveda la capitolazione di Pyongyang non è realistico. Agli Stati Uniti non piace la Corea del Nord – sostiene per esempio David C. Kang su Eastasia Forum - ma deve considerarla un Paese come tutti gli altri. “Non scomparirà, ci sono decenni di resistenza a ogni pressione lì a dimostrarlo”. Unica soluzione: il dialogo e la lenta trasformazione.

Secondo Amnesty, la Cina non riporta tutte le condanne a morte che esegue
Amnesty International ha chiesto alla Cina di essere trasparente circa il numero di persone che mette a morte ogni anno, aggiungendo che meno di un decimo delle pene capitali sono registrate nella banca dati della Corte Suprema. Nel suo rapporto annuale sulle esecuzioni, pubblicato lunedì, l'organizzazione dichiara di essere risalita in base alle ricostruzioni dei media a 305 esecuzioni nel corso del 2016, ma solo 26 casi compaiono nel database ufficiale. Il gruppo stima che in realtà diverse migliaia di persone siano state messe a morte l'anno scorso, senza però entrare nei dettagli di tale stima.

In Mongolia Interna si bruciano i dizionari
La protesta è avvenuta a Capodanno ma se ne viene a conoscenza oggi. I dizionari che hanno fatto esplodere la rabbia di un gruppo di cinesi di etnia mongola sono il Dizionario Mongolo-Cinese e il Dizionario della Corretta Ortografia Mongola. Ciò che ha suscitato le ire dei piromani e di molti sui social media è stato l'inserimento di prestiti linguistici cinesi nel Dizionario Mongolo-Cinese. Alla radice, il grave problema della perdita della lingua originaria e della graduale assimilazione della Mongolia interna nel mondo “han”, il che spinge molti mongoli a promuovere una purezza non solo linguistica ma anche etnica . Le giovani generazioni della Mongolia Interna - in una società che si sta rapidamente urbanizzando e dove i mongoli costituiscono oggi una minoranza in casa propria – si stanno sinizzando a un ritmo senza precedenti. E il problema della lingua è tra i più vividi, quando si tratta di perdita dell'identità.

I millenials cinesi sono quelli con il più alto tasso di proprietà immobiliare
Una ricerca della banca Hbsc suggerisce che, tra diversi Paesi esaminati, la Cina è quello dove i giovani hanno il più alto tasso di proprietà immobiliare. Lo studio di Hsbc rivela che il 70 per cento dei “millennials” intervistati nella Repubblica Popolare possiedono la propria casa, rispetto al 35 per cento negli Stati Uniti e al 31 per cento in Gran Bretagna. La ricerca si basa su interviste fatte a 9mila persone di età compresa tra i 19 e i 36 anni, in nove Paesi.

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