La venditrice di tè e l'eterna ricostruzione cinese

Di fronte alle esigenza del gaokao, la famiglia della signora Ye diventa un nucleo estremamente flessibile che non teme separazioni e vita dura. La chiamano resilienza, è la capacità di riorganizzare la propria vita per cogliere le opportunità di domani.




Il cognome della signora Ye significa “foglia”, come quelle del tè che vende sulla Yonghegong lu, la via del famoso Tempio dei Lama di Pechino. Il suo negozietto sta poco più a nord e sull’altro lato della strada rispetto al “terzo tiao”, l’hutong dove mille barbecue si accendevano la sera e si mangiava il cosciotto di agnello. Uso l’imperfetto perché proprio in questi giorni il san tiao è al centro di una ristrutturazione che raderà al suolo la sua anarchica vitalità e lo trasformerà nell’ennesima via commerciale tirata a lucido.

In questo ciclo di distruzione e ricostruzione continua, che esiste da quando esiste Pechino, anche la signora Ye sta ridefinendo la propria vita.

Suo marito è già tornato nel natio Fujian con la figlia più grande; lei resterà nella metropoli ancora un anno, tirerà avanti il commercio di tè e quindi, con il figlio piccolo rimasto con lei, raggiungerà l’altra metà della famiglia al sud. Sono stati a Pechino quattordici anni in tutto. Ma lei non si mostra troppo triste alla prospettiva di andarsene: “Quando siamo arrivati, qui c’erano le opportunità che non esistevano da noi. Adesso non è più così”.

Continua su Internazionale

Commenti