In Cina e Asia - Corea del Sud, Park destituita, scontri in piazza: due morti

I titoli di oggi della nostra rassegna:
- Park destituita, Corea del Sud verso le elezioni
- Migliaia di persone in fuga dagli scontri sul confine Cina-Myanmar
- Fukushima, sei anni dopo i lavori di bonifica procedono a rilento
- Il separatismo uiguro è la «sfida più ardua» per la sicurezza cinese
- Malaysia, circa mille agenti nordcoreani sotto copertura?




Park destituita, Corea del Sud verso le elezioni
La Corte costituzionale sudcoreana ha destituito la presidente Park Geun-hye settimane dopo la sospensione dall’incarico. Park è accusata di corruzione e nepotismo e potrebbe ora essere rinviata a processo. La notizia è arrivata nella tarda mattinata in una Seul blindata in particolare intorno all’alta corte. Qui si sono tenute proteste e scontri tra manifestanti pro e contro Park, sfociati nella morte di due persone. Il caso di corruzione che ha visto protagonista Park coinvolge però anche le principali aziende sudcoreane, Samsung su tutte, ma anche Hyundai e Lotte accusate di aver finanziato la fondazione privata di una consigliera e amica della presidente Choi Soon-sil. Intanto, il paese dovrà eleggere un nuovo presidente entro due mesi. Favorito è il parlamentare Moon Jae-in del Partito democratico.


Migliaia di persone in fuga dagli scontri sul confine Cina-Myanmar
Decine di migliaia di persone avrebbero attraversato il confine Myanmar-Cina in seguito all’inasprirsi degli scontri tra gruppi etnici e forze di sicurezza nazionali e sarebbero ora ospitate in campi profughi nel paese di mezzo, riferisce Reuters. Dopo gli scontri nei mesi scorsi nello stato del Rakhine, la cui situazione è stata definita da alcuni osservatori una pulizia etnica, un altra tegola sul governo di cui fa parte la premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. Circa 30 persone sono morte questa settimana negli scontri tra insorti di etnia cinese nella località di Laukkai, 800 km a nordest di Yangon. I combattimenti continuano fuori dalla città ma la situazione potrebbe sfuggire al controllo delle autorità locali.

Fukushima, sei anni dopo i lavori di bonifica procedono a rilento
L’ultimo tentativo di entrare con un robot in uno dei reattori della centrale nucleare di Fukushima dai-ichi, danneggiata da un terremoto di magnitudo 9.0 e da uno tsunami l’11 marzo 2011, per identificare la posizione del combustibile nucleare sciolto è fallito il mese scorso. I reattori si stanno trasformando in un vero e proprio cimitero di robot, un’immagine che rispecchia il fatto che i lavori di bonifica del sito siano «oltre ogni umana comprensione». Sei anni dopo l’incidente, molte strutture lasciate pericolanti dal sisma sono state messe in sicurezza e alcune barre di combustibile rimosse. Ma i tecnici alla centrale devono lottare ogni giorno contro le perdite di acqua radioattiva nel terreno e nel mare. Le previsioni del governo Abe sulla totale messa in sicurezza del sito entro il 2020 si sono dimostrate troppo ottimiste. E anche gli amministratori locali non ci credono più.


Il separatismo uiguro è la «sfida più ardua» per la sicurezza cinese
Secondo un funzionario della sicurezza nazionale cinese, sono i separatisti islamici della regione autonoma dello Xinjiang, nell’estremo ovest della Cina, la principale minaccia alla sicurezza interna del paese di mezzo. Le autorità di Pechino puntano il dito contro l’East Turkestan Independence Movement (ETIM), un’organizzazione a cui la Cina imputa i disordini tra la maggioranza di etnia uigura e la minoranza di etnia han presenti nella regione. I commenti arrivano a pochi giorni di distanza dalla diffusione di immagini di militanti uiguri addestrati in Iraq e dall’invio di rinforzi alle forze di sicurezza su quelli che Pechino identifica fronti caldi dell’insurrezione nello Xinjiang.


Malaysia, circa mille agenti nordcoreani sotto copertura?
Mentre continua la tensione diplomatica tra Malaysia e Corea del Nord emergono nuovi particolari sulla presenza di spie nordcoreane nel paese dell’Asia sudorientale. Secondo alcune informazioni raccolte dall’agenzia di stampa Bernama, i circa mille nordcoreani in Malaysia sarebbero parte di un vasto network di spionaggio che conta all’incirca 100mila cittadini nordcoreani all'estero reputati fonti affidabili per il regime guidato da Kim Jong Un. Anche dal punto di vista economico: oltre a fornire informazioni inviano parte dei loro stipendi in rimesse verso la Corea del Nord. Dopo l’omicidio di Kim Jong Nam, i controlli sui nodi di questi network presenti in Malaysia si sono intensificati.

 

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