Marò - Latorre potrà stare in Italia fino al 15 luglio

La Corte suprema ha esteso nuovamente il permesso per «motivi sanitari» accordato lo scorso settembre al fuciliere di Marina Massimiliano Latorre. La nuova data di scadenza del permesso è fissata per il 15 luglio. Intanto nel caso Enica Lexie rimangono due nodi irrisolti, che bloccano l'inizio del processo.




Tutto come ampiamente pronosticato, ieri pomeriggio in Corte suprema a New Delhi: i giudici, valutando la richiesta dei legali del fuciliere Massimiliano Latorre, hanno esteso la proroga - disposta per motivi sanitari lo scorso settembre – ad altri tre mesi. Il sottufficiale di Marina, secondo le nuove disposizioni, potrà rimanere in Italia fino al 15 luglio, continuando il percorso di riabilitazione nelle strutture ospedaliere italiane e in un ambiente familiare.

Al momento, secondo quanto si apprende dalle agenzie di stampa, Latorre si troverebbe in degenza ospedaliera a Taranto a causa di un «forte mal di testa», ha spiegato Paola Moschetti, la compagna del fuciliere.

La situazione rimane quindi invariata, con un'attesa della risoluzione del caso Enrica Lexie che si sviluppa su due binari: Latorre in Italia da oltre sette mesi in seguito a un'ischemia cerebrale sofferta a New Delhi; Salvatore Girone trattenuto nella capitale indiana in condizione di semi-libertà, con obbligo di firma settimanale alla stazione di polizia di Chanakyapuri, il quartiere diplomatico di New Delhi, dove il sottufficiale risiede entro le mura dell'Ambasciata d'Italia.

Dopo oltre tre anni dalla morte dei pescatori Ajesh Binki e Valentine Jelastine al largo delle coste del Kerala – per la quale i due fucilieri italiani rimangono ad oggi gli unici indagati – i nodi da sciogliere sono due, uno burocratico-procedurale e uno giurisdizionale.

I legali dei due sottufficiali hanno contestato la posizione della polizia antiterrorismo National Investigation Agency (Nia) nella fase istruttoria, in quanto non potrebbe formulare ufficialmente le accuse in mancanza dell'utilizzo di leggi federali ad hoc (già escluse dalla Corte nei mesi scorsi).

Inoltre, l'Italia contesta la giurisdizione esclusiva del caso che l'India, in un primo momento, aveva avocato a sé: si tratta di due diverse interpretazioni delle leggi internazionali in materia di reati commessi nella cosiddetta «zona contigua», un'«area grigia» del diritto internazionale tra le 12 e le 24 miglia marittime; i giudici indiani si pronunceranno in merito non prima di un'udienza fissata per il mese di luglio. Per la liceità della Nia, invece, ieri mattina i giudici hanno annunciato un'altra udienza per valutare il ricorso italiano, che sarà calendarizzata entro la fine di aprile.

L'estensione della licenza di Latorre è stata accolta in Italia come una buona notizia a metà. Elio Vito (Fi) ha dichiarato che l'obiettivo ora non è non far tornare in India Latorre, ma far rientrare in Italia Girone «in modo definitivo e con l'onore intatto». Risultato per il quale il governo Renzi sta lavorando sottotraccia e nel riserbo più assoluto, intessendo un dialogo con l'esecutivo di Narendra Modi.

A questo proposito, Maurizio Gasparri (Fi) ha attaccato su Twitter il governo Renzi e, più precisamente, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Marco Minniti che, secondo il senatore di Forza Italia, si sarebbe recato in India recentemente per una missione giudicata «fallimentare».

Il primo ministro indiano Modi e la ministra degli Esteri Sushma Swaraj nei mesi scorsi hanno più volte ribadito che il caso Enrica Lexie è una questione nelle mani dei giudici indiani e che ogni iniziativa di carattere politico non può che essere subordinata alle sentenze della Corte suprema.


[Pubblicato in forma ridotta su il manifesto; foto credit: yahoo.com]

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