Riforma culturale. Un'analisi

Una nuova economia ha bisogno di una nuova cultura. L’annuale sessione plenaria del Comitato centrale si è conclusa con la promessa di aumentare il ruan quanli (il soft power) del paese e di rafforzare la sicurezza culturale. China Files vi propone l'analisi di Hu Shuli e la tag cloud** del documento conclusivo del Plenum.




La Riforma culturale è stato il tema principale della sesta sessione plenaria del XVII Comitato centrale del Partito comunista, dove si è deciso per "l'approfondimento delle riforme del sistema culturale al fine di promuovere lo sviluppo e la prosperità della cultura socialista".

Questa frase ci dà un'idea generale di ciò che la cosiddetta riforma culturale comporterà. È  la prima volta che la riforma culturale viene posta sullo stesso piano delle riforme economiche, politiche e sociali. Questo contribuisce a chiarire il ruolo della cultura nelle politiche cinesi. Ci si aspetta che nei prossimi anni la riforma culturale acceleri e inneschi un'ondata di  nuovi cambiamenti.

Il Governo aveva già lanciato l'idea di una riforma culturale nel 2003. Tre anni dopo, il Comitato centrale e il Consiglio di Stato avevano pubblicato un documento che parlava per  la prima volta di una riforma del l'approfondimento culturale. Tuttavia il progresso è stato lento, per via della natura ideologica di questo tipo di problematiche.

Nel comunicato dell'ultima sessione plenaria, è stata sottolineata l'importanza della cultura per l'economia e per la proiezione del soft power cinese. Questo dimostra che il Partito ha già una comprensione maggiore del problema ed è consapevole che lo sviluppo della cultura è stato lento. Soprattutto a causa dei vincoli istituzionali.

Nonostante tutte le restrinzioni, il settore culturale della Cina ha l'urgenza di svilupparsi. Questo deriva dal desiderio delle persone di essere creative e dalla loro richiesta di prodotti culturali [cinema, televisione, teatro, opera, arte e letteratura]. Ma gli impedimenti sono tanti e scoraggiano le imprese private a investire nel settore.

I controlli eccessivi hanno distorto il mercato culturale. L'attuale riforma, quindi, dovrebbe concentrarsi sulla riforma del sistema culturale: il regime e l'ambiente in cui sono prodotte le opere. Se non si svincolano le istituzioni culturali, il settore rimarrà poco sviluppato e alla gente verrà comunque negato il diritto alla cultura. Sarà quindi difficile aumentare sia la qualità sia la quantità delle opere culturali.

Alcune condizioni devono essere soddisfatte prima che le riforme politiche possano guidare lo sviluppo culturale e la sua eventuale prosperità.

In primo luogo, dobbiamo migliorare il rapporto tra lo sviluppo economico e quello culturale. Il rapido sviluppo economico è stato alla guida dello sviluppo culturale per decenni e quindi ora si crede che la cultura sia solo un sottoprodotto di una sana economia. Questo dà luogo all'idea che la cultura non può che essere utile quando l'economia va bene.

Ma questo modo di pensare fraintende la natura della cultura, che ha un valore proprio e le cui dinamiche non possono essere espresse o interpretate in termini economici.

Ancora, la cultura e l'economia sono correlate e interdipendenti. Senza un ambiente culturale vivo che assorba le nuove ed emergenti tendenze sociali e culturali di autoconsapevolezza, il successo economico può solo portare al materialismo grezzo e alla diffusione di atteggiamenti condiscendenti. Le società con tali caratteristiche difficilmente possono essere descritte come attraenti.

La seconda condizione riguarda il rapporto tra le responsabilità del Governo e la creatività culturale. Secondo il comunicato della sessione plenaria, la riforma culturale deve essere guidata dal Governo. Infatti, la particolare natura delle industrie culturali, spesso richiede politiche preferenziali.

Tuttavia, quando si tratta del processo creativo in sé, il Governo dovrebbe gradualmente lasciare il posto al mercato delle idee. Il suo ruolo dovrebbe essere quello di creare un ambiente rilassante in termini politici affinché le persone possano sviluppare liberamente la propria creatività.

Le persone sono la principale fonte creativa della cultura. Lenin stesso ha sottolineato che le caratteristiche specifiche delle arti creative richiedono "una portata maggiore di iniziativa personale: inclinazione individuale, pensiero, fantasia, forma e contenuto".

Infine, la Cina deve essere in grado di immaginare lo sviluppo culturale sullo sfondo della globalizzazione. La cultura cinese ha bisogno di avventurarsi al di fuori ed espandere il suo soft power. Globalizzazione significa integrazione culturale. Quest'ultima costituisce il terreno per lo sviluppo della cultura di ogni nazione. Se una cultura rifugge la globalizzazione, è destinata ad appassire come una pianta nel deserto.

La cultura cinese non può che svilupparsi e prosperare attraverso l'assorbimento, la digestione e la ricreazione di elementi di altre culture. Pertanto, uno degli obiettivi della riforma culturale della Cina, deve essere quello di creare le condizioni per l'armonia tra le diverse culture.

Dobbiamo riconoscere che la riforma culturale è molto più difficile delle riforme economiche. Anche se le riforme economiche hanno ottenuto grande successo, il cammino intrapreso è ancora pieno di difficoltà. Questo, in una certa misura, è legato alla lentezza delle riforme culturali.

Un paese che ristagna culturalmente può fare poco anche sul piano del progresso economico. Una nuova economia ha bisogno di una nuova cultura che incoraggi il rispetto per la creazione, la tolleranza e la cooperazione culturale. Questo è ciò che permetterà alla Cina di guadagnarsi il rispetto delle altre nazioni.

* Hu Shuli è una giornalista nata a Pechino nel 1953. Ha lavorato per Worker’s Daily e per China Business Times. Ha fondato e diretto la rivista Caijing che ha lasciato nel 2009 assieme a 140 colleghi. Era "la donna più temuta della Cina" per le inchieste che Caijing portava avanti sotto la sua direzione. Ora è direttrice del gruppo editoriale Caixin Media e del settimanale Century Weekly. Quest'articolo è apparso il 27 ottobre 2011 sul South China Mornig Post.

** La tag cloud che vi proponiamo si basa sulla traduzione letterale del documento ufficiale rilasciato dal Governo a conclusione della sesta sessione plenaria del XVII Comitato centrale del Partito comunista cinese.

Commenti