Gendercide: intervista a Xue Xinran (con video)

Per chiudere lo Speciale sulle adozioni, l'intervista, video e testuale, a Xue Xinran, autrice de Le Figlie perdute della Cina.




La prima cosa che ci ha colpiti del suo libro è lo sguardo occidentale con cui racconta la Cina e la sua capacità di spiegare la cultura cinese senza dare nulla per scontato. Ci può spiegare come nasce questo approccio?

Quando ero in Cina non mi accorgevo di molte cose,  soltanto con la distanza ho imparato a vedere. È la stessa differenza che c'è tra l'essere ritratti in una fotografia e scattarla. Da quando vivo in Occidente, ho viaggiato in molti paesi e tutti mi facevano la stessa domanda: perché le madri cinesi non vogliono le bambine? Un'altra ragione, infatti, è che dovevo scegliere a chi raccontare questa storia e ho capito che volevo raccontarla alle ragazze adottate. Dovevano imparare a capire la storia, la cultura e le idee delle loro madri. Ci sono centomila ragazze cinesi che vivono all'estero, ho preferito parlare a loro. 


Intervista a Xue Xinran from www.china-files.com on Vimeo.

In seguito, ha fondato The Mother Bridge of Love (MBL), un'organizzazione di beneficenza che si impegna a costruire un ponte tra le famiglie e la cultura di origine e quelle di adozione. È mai riuscita a mettere in contatto le famiglie naturali con quelle adottive? 

Quando nel 2004 ho fondato l'associazione The Mother Bridge of Love, ero ancora molto ingenua.  Sapevo che volevo aiutare le famiglie adottive, gli orfani disabili e i cinesi che vivono all'estero a capire la Cina, ma non sapevo come farlo.
Quando ho iniziato ad aiutare le famiglie a raccogliere informazioni, in particolare su quali fossero le origini delle ragazze adottate, ho capito che era una sfida impari: la società cinese è silente, nessuno parla di questi argomenti, né il governo centrare né le stazioni locali di polizia. Non se ne parla neppure negli orfanotrofi e nei villaggi.

Le bambine adottate all'estero vogliono conoscere le loro origini o almeno sapere da quale parte della Cina provengono, perché la Cina è enorme. Ma questo è qualcosa di veramente difficile da ricostruire. 
Quello che si può dire è che il numero degli orfani e delle bambine abbandonate aumenta in due momenti dell'anno: dopo il capodanno cinese e in autunno, dopo i festeggiamenti per l'anniversario della nascita della Repubblica popolare. Questo succede perché le persone in questo periodo viaggiano, lasciano le città dove lavorano per tornare ai villaggi di origine. E quando tornano nelle città, abbandonano i bambini sulla strada. Quindi i bambini degli orfanotrofi, spesso non sono originari delle terre limitrofe, ma vengono da lontano.

È difficile anche risalire ai loro documenti, anche perché negli orfanotrofi bruciano tutto. Questo è qualcosa che gli occidentali non capiscono. Gli orfanotrofi non conservano gli oggetti che accompagnano i bambini e che spesso rappresentano l'unico legame possibile tra la madre naturale e quella adottiva. In genere, infatti, si tratta di costumi tradizionali della madre o dettagli riconducibili alla famiglia d'origine. 

Dopo aver lavorato per sette-otto anni senza essere presi sul serio dalle autorità cinesi, abbiamo trovato qualche poliziotto disposto ad aiutarci per consultare gli archivi e il poco materiale disponibile. Quando siamo riusciti a parlare con gli abitanti dei villaggi, abbiamo realizzato che spesso non era solo la madre ad abbandonare i figli, ma spesso erano gli stessi figli che volevano andar via per avere l'occasione di vivere una vita migliore. La vita nelle campagne è troppo dura.

Un'altra cosa che abbiamo scoperto è che spesso i documenti che accompagnano i bambini sono falsi. In Danimarca, in Norvegia e in Australia ne abbiamo visti tanti. Ho visto documenti di identità rilasciati da diversi enti - polizia, orfanotrofi e ospedali - che erano tutti scritti con la stessa calligrafia e firmati dalla stessa persona. Possibile?

Quindi non siete mai riusciti a mettere in contatto le famiglie naturali con quelle adottive?

Con queste premesse è chiaro che è molto difficile trovare le famiglie d'origine. The MBL lavora su oltre duecento famiglie e, di queste, solo due si stanno avvicinando alla verità. Una ha appena fatto le analisi del dna: non abbiamo trovato la madre, ma i suoi parenti. E l'altro caso è ancora più incredibile. Abbiamo scoperto che una di queste bambine aveva una sorella. Si tratta di due sorelle adottate in due paesi differenti: una in America, l'altra in Danimarca. Oggi parlano lingue completamente differenti, eppure sono sorelle!

Anche se trovare le famiglie di origine è così difficile non demordiamo. Abbiamo tra i due e i trecento volontari che lavorano proprio su questo. 

Siamo stati colpiti dai cosiddetti “guerriglieri delle nascite clandestine”, quelle coppie che si allontanano dal proprio hukou, luogo ufficiale di residenza, e si spostano da una città all'altra per sfuggire al controllo abbastanza a lungo da partorire un maschio. Quanto influisce il sistema degli hukou sugli abbandoni?

Il sistema degli hukou in Cina è stato estremamente importante, non solo per registrare le persone, ma anche per controllarle. Prima del 2003, alle persone non era permesso viaggiare per legge. Chiunque si spostava doveva tornare all'hukou di origine per ottenere i documenti necessari al viaggio, anche se doveva solo andare a trovare sua madre in un altro villaggio.

In verità, già dal 1998, le persone hanno cominciato a muoversi per la Cina, ma a quel tempo la polizia aveva ancora il diritto di arrestarti se ti trovavano senza permesso. Dal 2003 questa legge è cambiata: ora tutti hanno libertà di spostamento. L'altra faccia della medaglia è che il sistema degli hukou è stato distrutto da questa nuova libertà. Gli hukou funzionano ancora per ottenere il passaporto o la pensione o per accedere al sistema scolastico, ma non hanno la stessa importanza di prima e, sopratutto, non influenzano affatto il sistema delle adozioni. 

La gente si nasconde, chi non ha avuto un figlio maschio non vuole che si sappia in giro. I bambini abbandonati non vengono mai registrati né entrano a far parte del sistema degli hukou. Questo è anche il motivo per cui non è possibile sapere con certezza il numero delle bambine abbandonate.

C'è un dato che però si può verificare sia nelle metropoli che nelle campagne: il numero degli aborti. Le stesse persone che lo praticano, raccontano di operare da cinque a dieci donne al giorno, per trecentosessantacinque giorni l'anno.

Lei rintraccia tre ordini di motivazioni per l'abbandono delle neonate: la tradizionale preferenza per il figlio maschio, la politica del figlio unico e l'ignoranza delle ragazze in materia di educazione sessuale. Pensa ancora che il sistema educativo cinese sia carente su questo tema?

Sì. Ho condotto ricerche in più di dieci città, dalla Cina settentrionale a quella meridionale, da est a ovest: Haerbin, Guangzhou, Xi'an, Tianjin, Beijing, Nanjing, Dunhuang, nella provincia dell'Anhui e in molti altri posti.

  Posso dire che l'educazione sessuale è stata introdotta nel 2002 nelle città, ma molte famiglie continuano ad essere contrarie: protestano perché la scuola insegna ai loro figli delle “porcherie”. Quindi, ancora una volta, siamo di fronte a un problema culturale. Nelle campagne, inoltre, c'è il problema della carenza di insegnanti qualificati.

In questi anni, sono stata invitata in Nuova Zelanda, a Parigi e anche in Italia per spiegare perché gli studenti cinesi che viaggiano all'estero praticano un numero altissimo di aborti. Il motivo principale è l'ignoranza in fatto di educazione sessuale.

Questo tipo di educazione dovrebbe venire in primo luogo dalla famiglia e in secondo luogo dalla scuola. Abbiamo avviato questo tipo di insegnamenti, ma in maniera molto limitata. La cultura cinese tende a tacere su questi argomenti: nessuno ne vuole parlare e gli stessi insegnanti si vergognano. Inoltre, per molte giovani ragazze, il valore della famiglia e delle relazioni interpersonali è estremamente confuso. Quando ho chiesto ai giovani studenti cinesi all'estero qual era per loro il valore di una relazione, mi hanno sempre risposto che era il dono della  propria verginità. Nessuno mi ha parlato di donare il proprio cuore, il proprio tempo o della possibilità di costruire un futuro insieme.

In Cina, l'educazione sessuale si insegna solo da un punto di vista fisico, come se non avesse implicazioni psicologiche e sociali. Questo è quasi incomprensibile per i paesi occidentali: in Nuova Zelanda c'è addirittura un ufficio che si occupa di educazione sessuale per gli studenti cinesi.

Credo sia questo il motivo per cui l'aborto è così diffuso in Cina. È una cosa che non mi piace affatto e penso, anche se può suonare molto tradizionalista, che sia molto importante  rispettare le relazioni e che anche i feti siano esseri umani.

Molte tra le regioni più povere della Cina sono abitate da minoranze etniche che, secondo la legge sulla pianificazione delle nascite, possono avere più figli. Anche tra loro l'abbandono delle bambine è così diffuso?

La politica del figlio unico è stata introdotta nel 1979, ma solo nel 2002 è diventata legge nazionale. Nelle campagne è chiamata legge dei due figli, perché questo è il numero permesso. Quindi se hai una figlia, puoi provare ad avere anche un figlio. Se invece ti nascono due figlie non c'è più nulla da fare. Le minoranze etniche, invece, sono esentate perché incoraggiate ad avere figli. Bisogna sapere che la Cina ha 56 minoranze etniche: gli han costituiscono il 95 per cento della popolazione, mentre il 5 per cento è composto dalle rimanenti 55 etnie.

Ci sono quelle tibetane, i miao, gli hui... sono moltissime. Il Governo ha sempre incoraggiato l'incremento della popolazione delle minoranze, cerca di costruire una sorta di bilanciamento con gli han perché è spaventato dall'eventualità di una scissione della Cina. Ma c'è anche una ragione oggettiva: il basso tasso di natalità delle minoranze etniche a causa delle difficili condizioni di vita.

Quindi l'abbandono delle bambini tra le minoranze etniche non è diffuso?

Dipende molto dalla loro cultura. Ad esempio le minoranze musulmane, non so se abbandonano, ma sicuramente preferiscono i maschi, come gli han. Anche per i mongoli, funziona allo stesso modo, basti pensare che l'eredità passa solo attraverso il ramo maschile della famiglia. E poi ci sono i tibetani. Una donna tibetana non sposa una sola persona, ma tutti i suoi fratelli. Se tuo marito ha sei fratelli, hai sette mariti. Sono stata ospite di una famiglia così, e potrebbe anche verificarsi il caso di più fratelli e quindi più mariti.

C'è anche una minoranza etnica che rispetta le donne [i mosuo ndr]. Lì si vive ancora in una società matriarcale, è la donna che ha il potere all'interno della famiglia. Ma devo dire che fino a oggi non ho mai sentito parlare di casi di abbandono per quanto riguarda le minoranze etniche.

Nel gennaio e nel maggio scorso Caixin, il settimanale diretto da Hu Shuli, ha pubbilcato diverse inchieste per denunciare lo scandalo delle adozioni illegali. Gli orfanotrofi comprano i bambini per mille yuan e ricavano tremila dollari dalla loro adozione all'estero, risanando così le casse delle amministrazioni locali. Questo ha prodotto l'aumento dei bambini scomparsi, alcuni di essi addirittura rapiti. Cosa ne pensa?

Per rispondere alla domanda, devo fare una digressione sugli orfanotrofi in Cina. Fino agli anni Novanta è stata una realtà impressionante: non si rispettava alcuno standard e lo staff che vi lavorava non aveva nessuna formazione specifica. I bambini erano trattati come oggetti e nessuno li registrava. Questo significava che quando portavi un bambino lì, era automaticamente escluso dal sistema degli hukou

Ma dagli anni Novanta, quando è stata introdotta la legislazione sulle adozioni internazionali, gli orfanotrofi scoprono una nuova occasione per fare affari. Le famiglie adottive erano disposte a pagare dai tre ai cinquemila euro a bambino, anche se agli orfanotrofi arrivava solo una piccola percentuale di queste cifre. 

Il traffico di essere umani, in questo senso,  è sempre esistito. Si compravano i bambini maschi per ragioni familiari, per rimpiazzare la nascita di una bambina, ad esempio. Oppure, se non ci si poteva permettere una moglie, si comprava una bambina. Ma solo quando gli orfanotrofi si aprirono alle adozioni internazionali, questo divenne un vero e proprio business.

È uno dei motivi per cui non sopporto il mio paese. Non credo che si dovrebbe incrementare il numero degli orfanotrofi, bisognerebbe invece chiuderli, ridurli. E poi gli orfanotrofi dovrebbero aumentare il livello di benessere dei bambini, essere in cerca di finanziamenti, non di bambini. Ora gli orfani sono parte delle risorse degli orfanotrofi e questi ultimi sono piuttosto avidi.  Non ne sono mai stata sicura, ma avevo sentito dire che i locali trattavano i bambini come fonte di reddito, li rapivano e li rivendevano. Questo è sicuramente vero: ogni anno scompaiono più di trentamila bambini registrati. E spesso vengono venduti agli orfanotrofi, anche i maschi. 

La situazione è sempre più grave, e profonda. Direi che si può parlare di mafia locale, di business familiare: parenti nelle stazioni di polizia, nelle stazioni dei treni... sono connessioni di tipo mafioso. Solo così possono rapire, trasferire e vendere bambini... è una catena di affari.  Non ne ho scritto, perché questo libro vuole essere un messaggio d'amore delle madri verso le figlie. Non vorrei mai che le figlie si domandassero: faccio parte di questi loschi traffici?

Ma è un problema molto serio in Cina, in particolar modo negli ultimi anni.

Pensa che sulla base della pubblicazione dei dati del censimento in corso la Cina farà marcia indietro sulla politica del figlio unico come suggeriscono studiosi e opinione pubblica?

Non ne sono sicura. Forse si aspetteranno nuovi dati. Bisogna mettere in correlazione la popolazione con il cibo, le risorse naturali e lo sviluppo. La Cina sta cambiando e vogliono trasformare un'economia basata sull'agricoltura e sull'industria leggera in un sistema economico basato sull'industria pesante.

Il censimento in cinese si chiama pucha, che vuol dire registrazione universale. Ma penso che sia impossibile per il Governo stabilire con esattezza il numero delle persone che vivono in Cina. Ci sono delle zone, ad esempio quelle montuose e molto povere, dove si reca mai nessun amministratore locale, non sanno nemmeno se ci abita qualcuno. E ci sono anche i milioni di lavoratori migranti che sono difficili da contare.

Quindi pensa che neppure il Governo si affidi ai dati del censimento per ripensare alla politica del figlio unico?

Vogliono cambiare questa politica, ma non così. Sono le amministrazioni locali che lo stanno facendo, ad esempio quella dell'aerea metropolitana di Shanghai e più recentemente della provincia dello Henan. Non possono più portare avanti la politica del figlio unico perché si stanno confrontando con la struttura familiare e le coppie di oggi non hanno nulla in comune con quelle della generazione dei loro genitori.

In Cina - è provato dal corso della storia - non è mai la politica a guidare le persone. C'è sempre prima un avvenimento, un costume di cui la politica prende atto. Questa è la nostra politica.  Non ci avevo mai pensato, ma è un punto interessante. Ci penserò su.  

Commenti